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Valore normale

Quotazioni immobiliari

Il valore normale

Il “valore normale” viene calcolato secondo i criteri stabiliti nel Provvedimento del 27 luglio 2007 dell’Agenzia delle Entrate. Alla base del calcolo del valore normale ci sono le quotazioni dell’Osservatorio del mercato immobiliare (OMI) dell’Agenzia delle Entrate. La quotazione corrispondente al tipo di immobile, alla sua ubicazione e stato viene moltiplicata per la superficie catastale. Il risultato è corretto da parametri in base al taglio, al piano e alla categoria catastale.

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Il confronto fra il valore normale e quello dichiarato nell’atto di vendita permette all’amministrazione statale di individuare scostamenti eccessivi che facciano sospettare pagamenti in nero. A seguito di accertamenti positivi viene inviata una cartella che invita al pagamento della presunta imposta evasa e delle sanzioni relative.

Il prezzo-valore

Il prezzo-valore è una deroga alla normale tassazione delle transazioni immobiliari. Permette di calcolare la imposte in base al valore catastale e mette al riparo da contestazioni e accertamenti fiscali.

Devono verificarsi, però, le seguenti condizioni.

  • L’immobile deve avere destinazione d’uso abitativo.
  • L’acquirente deve essere una persona fisica non agente nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali.
  • Occorre fare espressa dichiarazione al notaio.
  • Va dichiarato il reale prezzo di acquisto con pagamento tracciabile.

Gli accertamenti in base al valore normale si restringono, quindi, alle compravendite di terreni e immobili commerciali, chiunque sia l’acquirente, e alle abitazioni se l’acquirente agisce nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali.

Quotazioni OMI

Le quotazioni OMI individuano dei valori minimi e massimi per gli immobili di zone omogenee a seconda dello stato di conservazione o alla posizione commerciale.

Le quotazioni OMI, per loro natura, possono fornire solo un valore approssimativo con variazioni, rispetto all’effettivo valore di mercato, anche del 50%. Non usatele per stime immobiliari!

Vai alla pagina delle quotazioni immobiliari OMI

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Indice ISTAT gennaio 2022 (FOI definitivo) : 107,7 punti L'indice ISTAT DI GENNAIO 2022 per le rivalutazioni monetarie aumenta del +1,4% su base...

Indici ISTAT FOI 2022 per gli affitti

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Indice ISTAT luglio 2022 : +7,8% L'indice ISTAT DI LUGLIO 2022 FOI definitivo si stima pari a 112,3 punti, in aumento del +0,4% su...

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Indice ISTAT giugno 2022 (FOI definitivo) : +7,8% L'indice ISTAT DI GIUGNO 2022 (FOI definitivo) si porta a 111,9 punti, in aumento del +1,2%...

Indice ISTAT maggio 2022

A maggio, dopo il rallentamento di aprile, l’inflazione torna ad accelerare salendo a un livello che non si registrava da marzo 1986 (quando fu pari a +7,0%). Gli elevati aumenti dei prezzi dei Beni energetici continuano a essere il traino dell’inflazione (con quelli dei non regolamentati in accelerazione) e le loro conseguenze si propagano sempre più agli altri comparti merceologici, i cui accresciuti costi di produzione si riverberano sulla fase finale della commercializzazione. Accelerano infatti i prezzi al consumo di quasi tutte le altre tipologie di prodotto, con gli Alimentari lavorati che fanno salire di un punto la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +6,7%, come non accadeva dal marzo 1986 (quando fu +7,2%)

Indice ISTAT aprile 2022

La stima definitiva di aprile accentua il rallentamento dell’inflazione registrato dai dati preliminari. Tale dinamica è imputabile per lo più all’inclusione del bonus energia (elettricità e gas) nel calcolo degli indici dei prezzi al consumo, resa possibile dalla disponibilità di stime sulla platea dei beneficiari (estesa dal primo aprile fino a comprendere circa 5 milioni di famiglie, 3 per il bonus elettricità e 2 per il bonus gas, con valenza retroattiva dal primo gennaio 2022). Le tensioni inflazionistiche continuano tuttavia a diffondersi ad altri comparti merceologici, quali i Beni durevoli e non durevoli, i Servizi relativi ai trasporti e gli Alimentari lavorati, con la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +5,7%
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