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Come si calcola la rivalutazione monetaria

La rivalutazione monetaria ci permette di tradurre dei valori monetari da un periodo a un altro.

Quando calcoliamo l’aumento del canone di locazione con gli indici Istat FOI, operiamo una rivalutazione monetaria.

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Possiamo calcolare la rivalutazione monetaria con diversi metodi. L’Istat mette infatti a disposizione gli indici assoluti dei prezzi al consumo, le loro variazioni percentuali e i coefficienti di rivalutazione monetaria. Qui sotto un semplice modulo di calcolo online.

 

Esempio di rivalutazione monetaria

Per sapere a quale importo corrisponde la somma di Lire 250.000 del mese di giugno 1999 rispetto a luglio 2018 possiamo procedere come segue:

Indice Istat FOI di luglio 2018 = 102,5 (indice assoluto, non la variazione percentuale rispetto al periodo precedente).
Indice Istat FOI di giugno 1999 = 109,2.

Gli indici non sono direttamente confrontabili, perché periodicamente l’Istat riporta a 100 l’indice assoluto raccordandolo ai precedenti con un coefficiente.

Come si calcola la rivalutazione monetaria 1
Come si traducono somme di denaro da un periodo all’altro?

Cosa vuol dire?
Prendiamo ad esempio gli anni 2015/2016.
Sulle tavola degli indici assoluti l’Istat, fra il 2015 e il 2016, riporta il cambio base (il valore rispetto al quale sono confrontate le variazioni dei prezzi) “Base 2015=100”. Quindi il relativo coefficiente di raccordo, pari a 1,071.
Il coefficiente di raccordo altro non è che l’indice Istat medio dell’anno in cui cambia la base, diviso 100.
Nel nostro caso la media annua nel 2015 dell’indice Istat è pari a 107,1, quindi il coefficiente di raccordo è 107,1 / 100 = 1,071.

L’Istat riporta una variazione annua dell’indice Istat FOI di gennaio 2016 su gennaio 2015 del +0,3%. Se fosse stata mantenuta la stessa base l’indice assoluto avrebbe dovuto essere 106,5 (indice assoluto gennaio 2015)  + 0,3% = 106,8. Sulle tabelle viene riportato invece un indice assoluto pari a 99,7, proprio perché si prende come riferimento 100 (100 -0,3% = 99,7), invece di 106,5.

Gli indici di raccordo correggono questi cambi di base.

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Nel caso precedente, ad esempio, Se moltiplichiamo l’indice istat assoluto di gennaio 2016 che vale 99,7 per l’indice di raccordo, che vale 1,071, otteniamo:

99,7 x 1,071 = 106,7787 arrotondato a 106,8

Che è proprio l’indice Istat che avremmo avuto se non ci fosse stato il cambio base.

Esempio di  rivalutazione monetaria

Nel mese di maggio del 1966 mio padre comprò una Fiat 500F. Spese 500.000 lire. Voglio calcolare a quanto corrisponde oggi quella cifra.

Calcolo rivalutazione prezzo Fiat 500F del 1966
Nel 1966 la Fiat 500F costava circa 500.000. Per mio padre acquistarla fu una conquista…  e una perdita: la Lambretta 150. 

L’indice Istat di maggio del 1966 vale 127,5.

L’indice Istat FOI di luglio 2018 (ultimo disponibile alla data di aggiornamento di questo articolo) è 102,5.

Fra il 1966 e oggi ci sono ben 10 coefficienti di raccordo:

1,2740, 1,1160, 1,9960, 1,8620, 1,9070, 1,2420, 1,1890, 1,1410, 1,3730, 1,0710

Se il periodo per il quale vogliamo calcolare la rivalutazione comprende, come in questo caso,  il mese di febbraio del 1992 (mese dell’introduzione degli indici Istat FOI), occorre usare anche il coefficiente = 1,0009.

Per rivalutare ad oggi le 500.000 di maggio del 1966 basta moltiplicarle per il rapporto fra i due indici Istat 102,5 / 127,5 e per tutti i coefficienti di raccordo elencati sopra:

L. 500.000 del 1966 x (102,5 / 127,5) x 1,2740 x 1,1160 x 1,9960 x 1,8620 x 1,9070 x 1,2420 x 1,1890 x 1,1410 x 1,3730 x 1,0710 x 1,0009 = L.10.038.933 del 2018.

Tradotto in euro:

L. 10.038.933 / 1936,27 = € 5.184 e centesimi.

L’autorità in materia resta sempre l’onnipresente Istat.

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Indice ISTAT aprile 2022

La stima definitiva di aprile accentua il rallentamento dell’inflazione registrato dai dati preliminari. Tale dinamica è imputabile per lo più all’inclusione del bonus energia (elettricità e gas) nel calcolo degli indici dei prezzi al consumo, resa possibile dalla disponibilità di stime sulla platea dei beneficiari (estesa dal primo aprile fino a comprendere circa 5 milioni di famiglie, 3 per il bonus elettricità e 2 per il bonus gas, con valenza retroattiva dal primo gennaio 2022). Le tensioni inflazionistiche continuano tuttavia a diffondersi ad altri comparti merceologici, quali i Beni durevoli e non durevoli, i Servizi relativi ai trasporti e gli Alimentari lavorati, con la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +5,7%

Indice ISTAT maggio 2022

A maggio, dopo il rallentamento di aprile, l’inflazione torna ad accelerare salendo a un livello che non si registrava da marzo 1986 (quando fu pari a +7,0%). Gli elevati aumenti dei prezzi dei Beni energetici continuano a essere il traino dell’inflazione (con quelli dei non regolamentati in accelerazione) e le loro conseguenze si propagano sempre più agli altri comparti merceologici, i cui accresciuti costi di produzione si riverberano sulla fase finale della commercializzazione. Accelerano infatti i prezzi al consumo di quasi tutte le altre tipologie di prodotto, con gli Alimentari lavorati che fanno salire di un punto la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +6,7%, come non accadeva dal marzo 1986 (quando fu +7,2%)

Indice ISTAT marzo 2022

I dati ISTAT di marzo 2022 continuano a dipingere un quadro allarmante: l'inflazione si porta su valori che non si vedevano da trent'anni. I beni energetici non regolamentati continuano a dettare il ritmo dell'aumento dei prezzi.

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