HomeMercato immobiliareNomisma: +34% vendita case nel 2021, ma ora rischio flessione causa guerra

Nomisma: +34% vendita case nel 2021, ma ora rischio flessione causa guerra

L’Osservatorio sul Mercato Immobiliare di Marzo 2022 di Nomisma lancia l’allarme sul mercato immobiliare residenziale per le possibili conseguenze delle sanzioni adottate nei confronti della Russia.

I risultati raggiunti dal settore immobiliare nel 2021, riassunti da un eloquente +34% nel numero delle compravendite di immobili residenziali, non saranno facilmente raggiungibili nell’anno in corso, dato il propagarsi del clima di sfiducia in quasi tutti i settori economici.

Nomisma: +34% vendita case nel 2021, ma ora rischio flessione causa guerra
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Mentre è ancora prematuro formulare delle previsioni attendibili sull’andamento futuro del mercato, non è azzardato ipotizzare una pesante ripercussione della tragica situazione internazionale su ogni settore dell’economia, economia che aveva appena dato incoraggianti segnali di ripresa dopo il biennio Covid.

Oltre al già citato boom di compravendite, anche l’aumento dei prezzi e il rinnovato interesse degli investitori stranieri (+2,4% in un anno) avevano fatto sperare in una solida inversione di tendenza dopo i crolli degli anni precedenti.

Il Superbonus e Sismabonus 110% hanno causato, come era prevedibile, una forte domanda indirizzata agli immobili da ristrutturare.

Nomisma passa in rassegna anche le richieste prevalenti di dotazioni per gli immobili da acquistare. La presenza presenza di un balcone o di un terrazzo e di un’area condominiale privata sono le necessità primarie. Seguono la presenza di un ascensore, una classe energetica elevata e quindi il posto auto o il garage. L’offerta di immobili con taglio fra i 50 e i 90mq non riesce a soddisfare la domanda.

Secondo Nomisma i tempi di vendita per gli immobili residenziali sono di 5/6 mesi, mentre per uffici e negozi occorre attendere ben 10 mesi.

Fonte: Nomisma

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A maggio, dopo il rallentamento di aprile, l’inflazione torna ad accelerare salendo a un livello che non si registrava da marzo 1986 (quando fu pari a +7,0%). Gli elevati aumenti dei prezzi dei Beni energetici continuano a essere il traino dell’inflazione (con quelli dei non regolamentati in accelerazione) e le loro conseguenze si propagano sempre più agli altri comparti merceologici, i cui accresciuti costi di produzione si riverberano sulla fase finale della commercializzazione. Accelerano infatti i prezzi al consumo di quasi tutte le altre tipologie di prodotto, con gli Alimentari lavorati che fanno salire di un punto la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +6,7%, come non accadeva dal marzo 1986 (quando fu +7,2%)
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