Paniere Istat 2018 dei prezzi al consumo

L’aggiornamento del paniere 2018 per gli indici NIC e FOI

Ogni anno l’Istat rivede l’elenco dei prodotti che compongono il paniere di riferimento della rilevazione dei prezzi al consumo. Sono riviste anche le  le tecniche d’indagine e viene rimodulato il peso che i diversi prodotti hanno nella determinazione dell’inflazione.

I cambiamenti nella spesa delle famiglie italiane ha comportato l’introduzione di nuovi prodotti e l’eliminazione di altri i cui volumi di acquisto sono drasticamente calati. Nei settori di consumo consolidato, come la cura della persona e della casa è stata ampliata la gamma dei prodotti che compongono il paniere per la rilevazione dei prezzi nel 2018. Gli effetti si avranno nella determinazione dei prossimi Indici Istat.

Le novità del 2018 per misurare l’inflazione

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Nel 2018 sono 1.489 i prodotti elementari che compongono il paniere utilizzato per gli indici dei prezzi al consumo NIC e FOI. Sono raggruppati in 920 prodotti e 404 aggregati di prodotto. Il paniere 2018 per l’IPCA comprende 1.506 prodotti elementari, raggruppati in 923 prodotti e 408 aggregati di prodotto

Tra i prodotti che rappresentano l’evoluzione nelle abitudini di spesa, nel 2018 entrano nel paniere:

  • Avocado e Mango che (aggregato di prodotto Frutta esotica).
  • Lavasciuga, che integra il segmento di consumo Lavatrici, asciugatrici e lavastoviglie, ampliando la gamma di prodotti che fanno risparmiare tempo alle famiglie nelle attività domestiche.
  • Robot aspirapolvere, che arricchisce l’aggregato di prodotto Apparecchi per la pulizia della casa

Nel 2018 escono dal paniere:

  • Servizio di telefonia pubblica, i cui valori di spesa sostenuta dalle famiglie si sono talmente ridotti a seguito della diffusione della telefonia mobile da non renderlo più rappresentativo dei consumi degli Italiani.
  • Canone Rai, che le normative han no assimilato a una tassa da pagare attraverso la bolletta elettrica e non più legata all’acquisto di un servizio (e come tale, quindi, non ricompresa nel dominio di riferimento dei consumi delle famiglie) .
  • Lettore Mp4, la cui la spesa sostenuta dalle famiglie risulta in forte calo essendo il prodotto superato da altri con analoghe finalità ma di tecnologia più evoluta.

Le fonti per la determinazione dei prezzi

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Nel complesso, le quotazioni di prezzo utilizzate ogni mese per stimare l’inflazione passano da 706.500 a oltre 4.500.000 e provengono da una pluralità di fonti. 461.000 raccolte sul territorio dagli Uffici comunali di statistica e 153.000 direttamente dall’Istat; 3.840.000 tramite scanner data; 63.700 provengono dalla base dati dei prezzi dei carburanti del Ministero dello Sviluppo economico.

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Indice ISTAT maggio 2022

A maggio, dopo il rallentamento di aprile, l’inflazione torna ad accelerare salendo a un livello che non si registrava da marzo 1986 (quando fu pari a +7,0%). Gli elevati aumenti dei prezzi dei Beni energetici continuano a essere il traino dell’inflazione (con quelli dei non regolamentati in accelerazione) e le loro conseguenze si propagano sempre più agli altri comparti merceologici, i cui accresciuti costi di produzione si riverberano sulla fase finale della commercializzazione. Accelerano infatti i prezzi al consumo di quasi tutte le altre tipologie di prodotto, con gli Alimentari lavorati che fanno salire di un punto la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +6,7%, come non accadeva dal marzo 1986 (quando fu +7,2%)

Indice ISTAT aprile 2022

La stima definitiva di aprile accentua il rallentamento dell’inflazione registrato dai dati preliminari. Tale dinamica è imputabile per lo più all’inclusione del bonus energia (elettricità e gas) nel calcolo degli indici dei prezzi al consumo, resa possibile dalla disponibilità di stime sulla platea dei beneficiari (estesa dal primo aprile fino a comprendere circa 5 milioni di famiglie, 3 per il bonus elettricità e 2 per il bonus gas, con valenza retroattiva dal primo gennaio 2022). Le tensioni inflazionistiche continuano tuttavia a diffondersi ad altri comparti merceologici, quali i Beni durevoli e non durevoli, i Servizi relativi ai trasporti e gli Alimentari lavorati, con la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +5,7%
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