Nuove norme mutui prima casa a tasso variabile

Il Decreto Legge anti-crisi 185/2008 ha introdotto l’opzione dei mutui a tasso BCE per i mutui a tasso variabile accesi per l’acquisto della “prima casa”.
A causa di spread (il ricarico della banca sul tasso base) più elevati di quelli usati per gli altri tipi di finanziamento, di mutui a tasso Bce se ne sono visti pochi.

Mutui prima casa

Dal 1° gennaio 2009 è fatto obbligo, per chi offre mutui garantiti da ipoteca per l’acquisto della prima casa, di offrire in maniera trasparente anche finanziamenti a tasso variabile indicizzati al tasso BCE (nel 2018 pari allo 0,0%).
Secondo il decreto il tasso globale doveva restare in linea con gli altri tipi di offerta a tasso variabile.

Effettivamente nel decreto non è specificato come doveva essere la linea. Così le banche hanno optato per una linea curva. E il mutuo a tasso BCE è risultato sempre più costoso del variabile tradizionale, grazie a spread più elevati.

Banche e intermediari dovrebbero essere tenuti a osservare le disposizioni di corretta pubblicità e trasparenza dell’offerta dei mutui BCE e delle condizioni dell’offerta. Inoltre dovrebbero periodicamente tenere informata la Banca d’Italia sul numero di mutui stipulati e le statistiche relative.

Ma del mutuo BCE si sono perse le tracce. Questo in barba alle sanzioni amministrative previste per chi non segua le nuove disposizioni di legge e di regolamento.

Non solo l’offerta di mutui BCE non è mai stata in linea con le corrispondenti tradizionali a tasso variabile, ma alcune banche l’hanno letteralmente ignorata.

Per fare un esempio, vediamo l’offerta di mutui a tasso variabile di Unicredit.
A luglio 2018 il mutui a tasso variabile indicizzato all’Euribor hanno un Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG) dell’1,80%. TAEG che sale a 2,16% per i mutui corrispondenti a tasso BCE.