Indici ISTAT FOI di ottobre 2019: 0 (zero)%

L’ISTAT ha pubblicato gli indici ISTAT FOI definitivi di ottobre 2019

L’indice generale ISTAT FOI di ottobre 2019 per il calcolo dell’adeguamento del canone di locazione e delle rivalutazioni monetarie rimane bloccato a 102,4. Variazione percentuale del -0,1% rispetto al mese precedente (vedi gli indici ISTAT di settembre 2019) e variazione nulla su base annuale (rispetto a ottobre 2018).
L’indice ISTAT FOI definitivo di ottobre 2019 rimane quindi sui bassi livelli di settembre, confermando l’andamento dei prezzi al consumo.

Tabella indici Istat FOI di ottobre 2019

Ottobre 2019
Indici
75%
Generale
102,4
Variazione mensile
-0,1%
Variazione annuale
0,0%
0,0%
Variazione biennale
1,5%
1,125%

Guarda le tabelle annuali degli indici Istat FOI

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Gli indici Istat FOI definitivi di novembre 2019 saranno pubblicati il 16 dicembre 2019. Guarda il calendario di diffusione degli indici Istat dei prezzi al consumo.

Variazione annuale dell’indice Istat ottobre 2019

Nessuna variazione dell’indice ISTAT FOI rispetto all’indice di ottobre 2018.
Indici annuali ISTAT FOI (sia al 100%, sia al 75%) pari a 0 (zero)

Variazione biennale dell’indice Istat ottobre 2019

La variazione percentuale biennale è invece pari a +1,5%.
Il 75% dell’indice biennale è quindi pari a +1,125%.

Inflazione acquisita 2019

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L’inflazione acquisita per il 2019: +0,6%.

Esempio calcolo aumento affitto di ottobre 2019

Nessuna variazione dell’indice implica nessuna variazione del canone. Per i contratti di locazione dove è specificato l’uso dell’indice ISTAT FOI del mese di ottobre non ci sarà nessun aggiornamento del canone.

Nel caso dove sia richiesto l’adeguamento biennale, sempre con gli indici di ottobre ecco un esempio di calcolo.

L’indice biennale ISTAT di ottobre 2019 per le rivalutazioni monetarie è pari a +1,5%.

Normalmente l’indice biennale viene utilizzato per le locazioni commerciali. Ipotizziamo una locazione con un canone mensile di 15.000,00 euro.
Le locazioni commerciali vanno adeguate al 75% dell’indice ISTAT.
L‘indice ISTAT FOI biennale è pari a +1,5%: il 75% dell’indice vale quindi +1,125%.

Nuovo canone = Vecchio canone x 1,01125.

= € 15.000 x 1,01125 = € 15168,75 che potete arrotondare, ma non è obbligatorio, a € 15.169 (cifre decimali da 0 a 4 si eliminano semplicemente, da 5 a 9 si eliminano ma l’ultima cifra intera del numero va aumentata di 1).

Vedi tutti gli indici Istat per il calcolo dell’aumento dell’affitto e le rivalutazioni monetarie.

Comuni alta tensione abitativa

Vedi anche: Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari),
Uppi  (Unione piccoli proprietari immobiliari).

Indici Istat settembre 2019Indici ISTAT novembre 2019

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A maggio, dopo il rallentamento di aprile, l’inflazione torna ad accelerare salendo a un livello che non si registrava da marzo 1986 (quando fu pari a +7,0%). Gli elevati aumenti dei prezzi dei Beni energetici continuano a essere il traino dell’inflazione (con quelli dei non regolamentati in accelerazione) e le loro conseguenze si propagano sempre più agli altri comparti merceologici, i cui accresciuti costi di produzione si riverberano sulla fase finale della commercializzazione. Accelerano infatti i prezzi al consumo di quasi tutte le altre tipologie di prodotto, con gli Alimentari lavorati che fanno salire di un punto la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +6,7%, come non accadeva dal marzo 1986 (quando fu +7,2%)

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La stima definitiva di aprile accentua il rallentamento dell’inflazione registrato dai dati preliminari. Tale dinamica è imputabile per lo più all’inclusione del bonus energia (elettricità e gas) nel calcolo degli indici dei prezzi al consumo, resa possibile dalla disponibilità di stime sulla platea dei beneficiari (estesa dal primo aprile fino a comprendere circa 5 milioni di famiglie, 3 per il bonus elettricità e 2 per il bonus gas, con valenza retroattiva dal primo gennaio 2022). Le tensioni inflazionistiche continuano tuttavia a diffondersi ad altri comparti merceologici, quali i Beni durevoli e non durevoli, i Servizi relativi ai trasporti e gli Alimentari lavorati, con la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +5,7%

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