Non è il caso di scatenare il panico una volta che la politica va nella giusta direzione. Il Parlamento Europeo ha approvato una direttiva che impone agli Stati membri di accelerare la riqualificazione energetica degli edifici.

Azione sempre più necessaria per evitare il tracollo climatico e di conseguenza economico del nostro pianeta.

La direttiva è appropriata, equilibrata, ma soprattutto flessibile.
I deputati tratteranno con i governi dell’UE per arrivare alla normativa
definitiva

Vediamo subito cosa ha dichiarato il relatore Ciarán Cuffe (Verdi/ALE, IE):

L’impennata dei prezzi dell’energia ha riportato l’attenzione sull’efficienza energetica e sulle misure di risparmio energetico. Migliorare le prestazioni degli edifici europei abbasserà le bollette e la nostra dipendenza dalle importazioni di energia. Vogliamo che la direttiva riduca la povertà energetica e le emissioni, e garantisca migliori ambienti interni per la salute delle persone. Si tratta di una strategia di crescita per l’Europa, che creerà centinaia di migliaia di posti di lavoro locali e di buona qualità nell’edilizia, nelle ristrutturazioni e nelle energie rinnovabili, migliorando il benessere di milioni di persone che vivono in Europa.

La posizione negoziale del Parlamento è stata approvata con 343 voti favorevoli, 216 contrari e 78 astensioni.

Vediamo in sintesi cosa prevede la direttiva.

A partire dal 2028 gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a emissioni zero, mentre quelli pubblici dovranno anticipare al 2026.

Dovranno essere adottate misure per la riduzione delle bollette energetiche e per contrastare i cambiamenti climatici.

Le famiglie vulnerabili dovranno essere sostenute con aiuti mirati.

Le nuove regole sulle emissioni degli immobili hanno per obiettivo la riduzione dei gas serra tramite l’abbattimento del consumo energetico entro il 2030, fino al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.

A tal fine andranno ristrutturati il maggior numero possibile di edifici a bassa efficienza energetica.

A partire dal 2028 tutte le nuove costruzioni dovranno dotarsi di tecnologie solari ove possibile, mentre per gli edifici residenziali usati, in caso di ristrutturazione importante, la data limite è il 2032.

Nel mandato negoziale approvato dal Parlamento Europeo, la norma più stringente è senz’altro quella che imporrebbe agli edifici residenziali di raggiungere almeno la classe di prestazione energetica E entro il 2030, e quella D entro il 2033.

Gli edifici non residenziali equelli pubblici dovranno raggiungere la classe E nel 2027 e quella D nel 2030.

Gli interventi per il raggiungimento delle prestazioni energetiche richieste dovranno essere effettuati al momento dell’ingresso di un nuovo inquilino, oppure al momento della vendita o della ristrutturazione dell’edificio.

Ogni paese UE avrà quindi il compito di adottare dei piani nazionali di ristrutturazione che contengano le misure necessarie al raggiungimento degli obiettivi.

In considerazione dello sforzo economico richiesto dagli importanti lavori di ristrutturazione richiesti il Parlamento Europeo richiede ai Paesi membri di prevedere regimi di sostegno per facilitare l’accesso alle sovvenzioni e ai finanziamenti.

I piani di ristrutturazione dovranno essere neutri dal punto di vista dei costi. Le ristrutturazioni profonde, necessarie per gli immobili con classi energetiche inferiori, dovranno usufruire di agevolazioni importanti, così come le famiglie vulnerabili.

Vi sono importanti deroghe previste per i monumenti, per gli edifici di particolare valore architettonico o storico, gli edifici tecnici, quelli utilizzati temporaneamente e per le chiese e i luoghi di culto.

Esenzioni potranno essere previste per l’edilizia sociale pubblica nel caso che i costi delle ristrutturazioni comportassero aumenti degli affitti non compensati dai risparmi sulle bollette energetiche.

Agli Stati membri sarà consentito, per una percentuale limitata di edifici, di adeguare i nuovi obiettivi in funzione della fattibilità economica e tecnica delle ristrutturazioni e della disponibilità di manodopera qualificata.