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Costo imposta di registro affitto

Una volta sottoscritto il contratto di locazione occorre procedere alla sua registrazione e al pagamento dell’imposta di registro. L’imposta varia a seconda della tipologia di immobile dato in locazione.

Attenzione! Se si è scelto il regime fiscale della cedolare secca non si pagano le imposte di registro e di bollo

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Avremo infatti imposte differenti per i diversi tipi di immobile: abitativi, strumentali e fondi rustici.

Costo registrazione immobili a uso abitativo

L’imposta di registro annuale per gli immobili a uso abitativo è pari al 2% del canone annuo di locazione moltiplicato per le annualità previste dal contratto, da dividere in parti uguali fra locatore e conduttore (proprietario e inquilino).
Si può pagare anche anno per anno, entro 30 giorni dalla scadenza annuale.

Esempio.
Per un canone mensile di 600 euro al mese, pari a 600 x 12 = 7.100 euro l’anno, si dovrà pagare ogni anno, entro 30 giorni dalla scadenza del contratto, un’imposta di registro annua del 2% di 7.200 euro.

2% di 7.200 = 7.200 x 0,02 = 144 euro
proprietario e inquilino dovranno quindi pagare 72 euro ciascuno.

Se si sceglie di pagare tutto l’importo in un’unica soluzione si ha diritto a uno sconto percentuale che si calcola moltiplicando la metà del tasso legale vigente per il numero delle annualità.

Esempio 2.
Per un contratto della durata di quattro anni si moltiplica il 50% del tasso legale (nel 2018 è pari allo 0,3%) per 4:
la metà di 0,3% è 0,15% quindi si ha: 0,15% x 4 = 0,6%.

0,6% è lo sconto che si ha diritto ad avere in caso di pagamento in un’unica soluzione,

L’imposta del 2% si applica anche alle pertinenze dell’immobile dato in locazione (garage, box e cantine).

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L’imposta di registro si calcola solo sull’importo del canone di locazione. Resta escluso il deposito cauzionale.

Attenzione!
Se il deposito cauzionale è versato da un terzo estraneo alla locazione va pagata l’imposta di registro dello 0,5%.

Imposta di registro sulla locazione di immobili strumentali per natura

Quando si affitta un immobile destinato a un’attività commerciale o professionale le cose cambiano.
Se l’immobile non può essere destinato ad altri usi senza radicali trasformazioni si definisce strumentale per natura. Per gli immobili strumentali per natura sono previste apposite categorie catastali.

  • Uffici e gli studi: A/10.
  • Negozi e botteghe: C/1.
  • Magazzini sotterranei per depositi e derrate: B/8.
  • Magazzini e locali di deposito: C/2.
  • Laboratori per arti e mestieri: C/3.

In questo caso l’imposta di registro è pari a:

  • 1% se il locatore è soggetto IVA.
  • 2% se il locatore non è soggetto all’imposizione dell’Iva.

Se il locatore non è soggetto all’imposizione dell’Iva, la locazione è comunque assoggettata l’imposta di registro con l’aliquota del 2% prevista in via ordinaria per le locazioni.

Imposta di registro sulla locazione di fondi rustici

L’imposta di registro sull’affitto di un fondo rustico è pari allo 0,5%

I contratti di affitto di fondi rustici possono essere registrati anche presentando, entro febbraio, una denuncia dei contratti sottoscritti l’anno precedente.

L’imposta di registro si calcola applicando l’aliquota dello 0,5% ai canoni annuali dichiarati, moltiplicati per gli anni di durata dei contratti. L’imposta minima è comunque di 67 euro.

Esempio.
Su un affitto di 10 anni di un fondo rustico al canone di 2.500 euro si paga quindi un’imposta di registro pari a 2.500 x 10 x 0,005 = 125 euro.

Se si sceglie di pagare l’imposta nel modo ordinario si paga lo 0,5% del canone annuo, con un minimo di 67 euro.

Costo imposta registro risoluzione, proroga, cessione del contratto di locazione

Cessione

In caso di cessione gratuita e fuori campo IVA del contratto di locazione si paga l’imposta fissa 67 euro.

In caso di cessione in cambio di un corrispettivo, l’imposta è pari al 2% del corrispettivo e della somma dei canoni rimanenti. Il minimo è sempre di 67 euro.

Risoluzione

L’imposta di registro in caso di risoluzione è di 67 euro.

In caso di risoluzione anticipata e di imposta di registro versata per intero si ha diritto al rimborso solo della parte relativa alle annualità successive a quella di risoluzione.

Proroga

In caso di proroga (la ripetizione del contratto al termine della durata pattuita) si ripetono le stesse modalità di pagamento.

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Per le cessioni, proroghe e risoluzioni di contratti già registrati, i contraenti devono versare l’imposta dovuta entro 30 giorni utilizzando il Modello F24 elide e presentare entro 20 giorni la ricevuta del pagamento allo stesso ufficio di registrazione.

L’AGEVOLAZIONE PER I CONTRATTI A CANONE “CONCORDATO”

Per i contratti a canone concordato di immobili a uso abitativo ubicati nei comuni ad alta tensione abitativa (ATA), l’imposta di registro si calcola sul 70% del canone annuo.

Si ricorda che i contratti a canone concordato devono essere redatti secondo i “contratti tipo” delle organizzazioni dei proprietari e degli inquilini.

La riduzione dell’imposta di registro si applica per tutta la durata del contratto, anche se il Comune dove è situato l’immobile dovesse nel frattempo essere escluso da quelli considerati ad alta tensione abitativa.

I COMUNI DEFINITI AD ALTA “TENSIONE ABITATIVA

Sono i Comuni indicati nell’art. 1 del D.L. n. 551/88: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia, i Comuni confinanti con le suddette grandi città gli altri capoluoghi di provincia, i Comuni individuati dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) con apposite delibere, e i Comuni terremotati di Campania e Basilicata. Comuni ATA.

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A maggio, dopo il rallentamento di aprile, l’inflazione torna ad accelerare salendo a un livello che non si registrava da marzo 1986 (quando fu pari a +7,0%). Gli elevati aumenti dei prezzi dei Beni energetici continuano a essere il traino dell’inflazione (con quelli dei non regolamentati in accelerazione) e le loro conseguenze si propagano sempre più agli altri comparti merceologici, i cui accresciuti costi di produzione si riverberano sulla fase finale della commercializzazione. Accelerano infatti i prezzi al consumo di quasi tutte le altre tipologie di prodotto, con gli Alimentari lavorati che fanno salire di un punto la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +6,7%, come non accadeva dal marzo 1986 (quando fu +7,2%)
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