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Bonus edilizio: blocco cessioni del credito in vista

Bonus edilizio: allarme di Banca Intesa e Unicredit. Il limite alle cessioni del credito, introdotto recentemente per arginare il fenomeno delle truffe, rischia di bloccare l’accoglimento da parte degli istituti di credito delle nuove richieste di cessione.

Il limite delle tre cessioni e in particolare della seconda e terza ammessa esclusivamente a intermediari finanziari e assicurazioni, blocca infatti miliardi di crediti nelle casse delle banche.
Vista la mole di richieste siamo infatti vicini alla massima capacità fiscale degli istituti finanziari.

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La sola Intesa Sanpaolo ha raggiunto domande per 20 miliardi di lavori per un totale di 4 miliardi di crediti acquisiti.
Di questo passo è facile prevedere, in assenza di modifiche alla normativa attuale, una diminuzione delle cessioni fino allo stop definitivo.

Anche Unicredit, con circa 252 milioni di crediti d’imposta già acquisiti e altri 939 in cantiere, ha manifestato la preoccupazione che il numero di domande di cessione del credito stia esaurendo la capienza dell’istituto, rendendo inevitabile un blocco all’accoglimento delle domande.

Necessarie modifiche  al decreto Antifrodi e al Sostegni ter

Il Legislatore sta già pensando a modifiche alla normativa attuale inquadrata dal Decreto Antifrodi e dal decreto Sostegni ter.
In particolare si pensa alla possibilità di una quarta cessione del credito, ma sono allo studio anche altre modifiche tali da liberare la capienza fiscale delle banche mediante ulteriori cessioni ai loro clienti.

In mancanza di queste modifiche le banche raggiungeranno, una dopo l’altra, la capienza fiscale massima. Questo vuol dire che non saranno più in grado di accettare altri crediti, perché non potrebbero più utilizzarli.

Il mercato ha quindi urgente bisogno che venga affrontato e risolto il problema per scongiurare un devastante blocco del sistema.

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A maggio, dopo il rallentamento di aprile, l’inflazione torna ad accelerare salendo a un livello che non si registrava da marzo 1986 (quando fu pari a +7,0%). Gli elevati aumenti dei prezzi dei Beni energetici continuano a essere il traino dell’inflazione (con quelli dei non regolamentati in accelerazione) e le loro conseguenze si propagano sempre più agli altri comparti merceologici, i cui accresciuti costi di produzione si riverberano sulla fase finale della commercializzazione. Accelerano infatti i prezzi al consumo di quasi tutte le altre tipologie di prodotto, con gli Alimentari lavorati che fanno salire di un punto la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +6,7%, come non accadeva dal marzo 1986 (quando fu +7,2%)
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La stima definitiva di aprile accentua il rallentamento dell’inflazione registrato dai dati preliminari. Tale dinamica è imputabile per lo più all’inclusione del bonus energia (elettricità e gas) nel calcolo degli indici dei prezzi al consumo, resa possibile dalla disponibilità di stime sulla platea dei beneficiari (estesa dal primo aprile fino a comprendere circa 5 milioni di famiglie, 3 per il bonus elettricità e 2 per il bonus gas, con valenza retroattiva dal primo gennaio 2022). Le tensioni inflazionistiche continuano tuttavia a diffondersi ad altri comparti merceologici, quali i Beni durevoli e non durevoli, i Servizi relativi ai trasporti e gli Alimentari lavorati, con la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +5,7%

Indice ISTAT maggio 2022

A maggio, dopo il rallentamento di aprile, l’inflazione torna ad accelerare salendo a un livello che non si registrava da marzo 1986 (quando fu pari a +7,0%). Gli elevati aumenti dei prezzi dei Beni energetici continuano a essere il traino dell’inflazione (con quelli dei non regolamentati in accelerazione) e le loro conseguenze si propagano sempre più agli altri comparti merceologici, i cui accresciuti costi di produzione si riverberano sulla fase finale della commercializzazione. Accelerano infatti i prezzi al consumo di quasi tutte le altre tipologie di prodotto, con gli Alimentari lavorati che fanno salire di un punto la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +6,7%, come non accadeva dal marzo 1986 (quando fu +7,2%)

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